Ci siamo!

Il documento politico di UP approvato dopo l'assemblea generale del 30 giugno 2021

CHI SIAMO: UN’ORGANIZZAZIONE POLITICA

Siamo persone di ogni genere ed età, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, persone che per la propria condizione sociale e generazionale continuano a pagare caro il prezzo della crisi, degli anni di austerità, della precarietà, dello smantellamento dei servizi pubblici, del razzismo sistemico, dell’omolesbobitransfobia dilagante, delle diseguaglianze insopportabili, dell’assenza di opportunità e prospettive. 

Siamo  quelli in cerca di lavoro e stabilità, del contratto in scadenza e dell’affitto alle stelle, quelle del lavoro autonomo tra sfruttamento e lotta quotidiana per la sopravvivenza, quelli che non avranno mai una casa né una pensione, quelle con l’emigrazione come tentazione costante e l’emergenza climatica come incubo ricorrente. 

Questa condizione, che ha segnato l’ingresso nella vita pubblica di molti e molte di noi presentandosi come una normalità senza tempo, è stata scossa violentemente nell’ultimo anno da un evento imprevedibile come la diffusione di una pandemia che ha reso evidente l’iniquità e l’insostenibilità dello stato di cose presenti.

Eppure siamo persone che ogni giorno scelgono, in maniera diversa, di impegnarsi collettivamente. Nonostante l’assenza ormai strutturale di organizzazioni politiche credibili, non ci arrendiamo al cinismo e alla rassegnazione e continuiamo a lottare e a fare politica in diversi ambiti, dall’associazionismo ai movimenti, dal sindacato agli spazi sociali e culturali, dalla battaglia delle idee alla solidarietà concreta e materiale.

Ogni giorno, insieme a tanti altri e tante altre, diamo vita a una miriade di iniziative: ci organizziamo sul posto di lavoro, mettiamo in piedi liste civiche nelle nostre città, animiamo spazi e circoli di attività sociali e culturali, riempiamo di suoni e voci aree altrimenti abbandonate, scendiamo in piazza. Fin dai primi giorni della pandemia abbiamo attivato o preso parte a tante attività mutualistiche e solidali, distribuendo cibo e spesa a migliaia di famiglie, organizzando sportelli di tutela sindacale e di supporto psicologico, saldando con pratiche solidaristiche un legame sociale messo a dura prova da un trentennio di politiche egoistiche. In tanti modi, ogni giorno, stiamo con i deboli, contro i più forti, dalla parte del lavoro contro il capitale, dalla parte dell’umanità contro il razzismo, della salute contro i profitti.

Questo impegno quotidiano, però, non ci basta. Ci scontriamo ogni giorno con il rischio che ciò che facciamo venga spoliticizzato, anestetizzato, strumentalizzato o cooptato da vecchie e nuove classi dirigenti incapaci di proporre un’idea forte e credibile di politica e di società che, imparando la lezione della crisi del 2008 e di quella innescata dall’esplosione della pandemia nell’ultimo anno, ci traghettino oltre la palude in cui ci troviamo. La marea montante della destra in Italia e in tutto l’Occidente sembra aver subito una battuta d’arresto nell’ultimo anno, travolta da un approccio alla pandemia talvolta stupidamente muscolare e talvolta irresponsabilmente negazionista. Ma finché continuano a esistere i fattori sociali che l’hanno determinata, l’ascesa della destra sarà solo ritardata. L’incertezza sociale, politica e sanitaria, unita alle lacerazione sociali ed economiche frutto di politiche sbagliate accumulate nel passato, non può indurci a facili entusiasmi per lo scampato pericolo, ma deve sollecitarci a chiedere un’inversione di rotta radicale: non è possibile galleggiare, ripetere vecchie formule stantie, sperimentare alchimie elettorali, limitarsi a organizzare una resistenza comunque necessaria. Soprattutto in un tornante della storia così imprevedibile noi crediamo che il nostro destino non sia segnato! Noi vogliamo agire oggi per non rimpiangere questa possibilità domani.

Per questo ci organizziamo e abbiamo dato vita ad UP, il primo passo di un progetto che ha l’aspirazione di giocare con generosità e ambizione collettiva la sfida politica alla disaffezione e al rancore: per fare politica, insieme, tra di noi e con tanti altri e tante altre che incontreremo per strada. Perché vogliamo cambiare questo paese e non vogliamo più delegare a nessuno questo cambiamento. Abbiamo bisogno di organizzarci politicamente, di costruire insieme idee e azioni, di provare, insieme, a cambiare le nostre vite.

DOVE SIAMO: LA POLITICA AL TEMPO DELLA PANDEMIA

Nella storia gli sconvolgimenti globali sono sempre stati causa o acceleratore di grandi trasformazioni politiche e istituzionali. Solitamente un sistema istituzionale e un assetto di potere non escono indenni e inalterati da qualcosa di grande e inaspettato. 

La pandemia Covid-19, il più grande evento globale degli ultimi decenni, ha sconvolto le vite di miliardi di persone, ma – almeno in Europa e in Italia – sembra non aver trasformato in profondità il quadro politico. 

Il governo Draghi è un’operazione politica tutta di vertice, che commissaria la democrazia con la complicità trasversale di gran parte dei partiti, in funzione di interessi di “modernizzazione” che per ora si sono allontanati ben poco dal vecchio copione liberista degli ultimi decenni, dietro alla cortina fumogena della transizione ecologica.

Tutto è avvolto in una melassa vischiosa che sembra frenare ogni possibile cambiamento. 

Anche davanti a una gestione irresponsabile dell’emergenza sanitaria e al dispiegarsi di una terribile crisi sociale non c’è alcuna ondata di ribellione, indignazione collettiva, nessun sussulto. 

Perché?  Siamo in un tempo sospeso, in cui miliardi di persone vivono la medesima situazione, simultaneamente. Eppure non c’è comunanza, non c’è dimensione collettiva. Non si sente più neanche l’eco dei canti dai balconi e – nella giungla della competizione quotidiana – il ciascun per sé è tornato ad essere il mantra di milioni di persone.  Le reti di solidarietà e mutualismo, le esperienze sociali e collettive fiorite nell’ultimo anno resistono nonostante tutto e hanno coinvolto migliaia di volontari. La solitudine e l’isolamento di questo biennio pandemico riguardano la maggioranza della popolazione, sono sentimenti e condizioni simultanee, ma non collettive. La crisi economica, l’ondata di disoccupazione, l’assenza dello Stato sono problemi di decine di milioni di persone, eppure ciascuno li vive individualmente. Il giusto invito a restare a casa si è tradotto in un ripiegamento individuale e depressivo pericolosissimo. 

Nel 2020 abbiamo imparato quanto la politica possa avere un impatto sulla vita (e sulla morte) di milioni di persone. Dalla politica dipende la possibilità di curarsi, di studiare, di ottenere un salario dignitoso, di avere una casa, di poter scegliere il proprio futuro, di autodeterminarci, di essere emancipati o sfruttati, liberi o oppressi. 

I prossimi anni dovranno essere dedicati alla riconquista della lotta politica come strumento di cambiamento e liberazione, individuale e soprattutto collettivo, per rompere la solitudine e spazzare via la melassa che ci impedisce di ottenere il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

COSA PROPONIAMO: A COSA SERVE UP

Quest’anno ricorrono due anniversari di peso, nelle vicende politiche legate alla battaglia per il cambiamento nel nostro paese: il ventennale del 2001, con il G8 di Genova nell’Italia del berlusconismo imperante, e il decennale del 2011, con il referendum sull’acqua, i sindaci arancioni, il movimento contro l’austerità, infrantisi contro il muro della crisi dello spread e della staffetta Berlusconi-Monti. Due occasioni di cambiamento mancate, due passaggi di grande mobilitazione sociale incapaci di rompere la barriera che rende la rappresentanza politica assolutamente impermeabile a ciò che si muove nella società. L’ultimo decennio, quello tra la crisi finanziaria e la pandemia, è stato un periodo di grande innovazione politica in molti paesi d’Europa, spesso a sinistra. In Italia, quell’innovazione è stata incarnata dal Movimento Cinque Stelle, che è poi finito a governare con la destra, con il centrosinistra e adesso anche con la tecnocrazia.

La sinistra politica, nel frattempo, è stata frammentata e dispersa, subalterna e afona, priva della massa critica per incidere in maniera significativa. Vivere in un paese senza sinistra è un paradosso, in un’Italia attraversata da mobilitazioni come quella per la giustizia climatica e quella femminista e in cui tuttora il livello di vitalità di spazi, cultura, associazionismo legati a valori progressisti è altissimo. Il ripetersi rituale delle aggregazioni elettorali, o delle liste di scopo legate a questa o quella personalità, pur ben intenzionato, non risolve il nostro problema perché non ci dà quello di cui abbiamo bisogno: serve l’organizzazione politica, serve che una parte di società si dia corpi e strumenti di azione per cambiare i rapporti di forza. 

La politica senza organizzazione democratica è pura rappresentanza individuale, pura delega, puro affidamento di consenso a una persona o una cerchia ristretta. Non è così che si cambiano le cose. Le cose si cambiano solo se le persone si riuniscono e decidono di mettere in comune una parte della propria vita, delle proprie idee, delle proprie energie.

Ed è da qui che abbiamo deciso di ripartire: dall’organizzazione politica. Non ne possiamo più di stare ad aspettare il Pablo Iglesias o il Jeremy Corbyn italiani, che consegnino alla nostra parte di società il grande soggetto politico generale in cui dispiegare i nostri progetti di cambiamento. Partiamo dal basso e costruiamo un’organizzazione politica, sapendo bene che da sola non risolve tutto, che si dovrà lavorare insieme ad altri gruppi, fare rete, costruire coalizioni e percorsi comuni a tante e tanti. 

Ma intanto costruendo UP diamo la possibilità a noi stessi e a tanti altri e tante altre di impegnarsi insieme, di discutere, e di fare politica. Di incontrarci, aggregarci, conoscerci, attivarci. E di farlo non in un’oscura riunione tra invitati o in un teatro riunito ad applaudire il leader, ma in un’organizzazione democratica animata, guidata e orientata da tutte le persone che decideranno di farvi parte. Il nostro è uno strumento semplice: un’associazione. 

Uno spazio aperto in cui discutere pubblicamente la nostra politica, in cui elaborare idee, contenuti, iniziativa e strategie, in cui organizzare la nostra azione nei suoi vari ambiti (dalle esperienze elettorali a livello locale ai vari fronti di movimento in cui siamo impegnati, fino al lavoro sociale, culturale e mutualistico nei territori), in cui incontrare tanti altri e tante altre nel confronto pubblico e nella comune militanza, uno spazio organizzato che ci consenta di mobilitarci ed attivarci. 

C’è una nuova teoria della pratica politica da costruire, attingendo a quel patrimonio di lotte e organizzazione che tengono insieme la nostra parte. Non replicando schemi, non federando esperienze, ma spostando lo spettro di azione nello spazio politico, per tentare di vincere e non semplicemente di partecipare.

Non ci sentiamo orfani, ma naufraghi sì. Camminiamo sulle macerie di un secolo di sinistra, ognuno fa del proprio meglio per non farsi trascinare dalla corrente, ma senza uno scafo che inizi a raccoglierci, il rischio di andare alla deriva è forte.

Com’è forte il rischio di abituarci alla politica delle individualità e delle personalità, in cui ciascuno e ciascuna di noi è soddisfatto dal raccogliere like sui social e inviti a webinar e crede che il cambiamento possa arrivare attraverso la costruzione di piccole notorietà individuali. In cui il nostro bisogno di partecipazione si esprime attraverso la battuta cinica a ciclo continuo, la riflessione teorica fine a se stessa perché scollegata da qualsiasi processo reale, la lamentela continua che non c’è un’organizzazione collettiva in grado di rispondere ai nostri bisogni e desideri.
Nella società dello spettacolo sempre più dominata da influencer e singoli opinion maker scegliere la strada dell’organizzazione collettiva e del progetto comune, riscoprire spirito gregario e lavoro di squadra è fondamentale.
Vogliamo ripartire, fuggire dalla palude dell’apatia che ci cresce intorno ogni minuto. Fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per opporci al cinismo delle destre che soffiano sul fuoco della guerra tra poveri e cercano di capitalizzare le incertezze e le incognite generate dalla pandemia. Per impedire che l’alternativa ad esse sia la riproposizione di una formula neoliberale di economia e società che ci ha portato qui e che deve essere cestinata definitivamente. Speriamo di incontrare tante e tanti altri naufraghi lungo la nostra rotta, e di poterci confrontare con altre realtà organizzate nella condivisione di lotte, pratiche e obiettivi comuni.

COSA FACCIAMO

In Italia intere generazioni non hanno conosciuto alcuna forma di impegno e partecipazione politica collettiva organizzata e di massa. 

In questi anni per centinaia di migliaia di persone l’unica forma di partecipazione politica possibile sono state l’attivismo digitale, il volontariato, la sporadica partecipazione a una manifestazione, un flash mob, un presidio, più raramente a una riunione o un’assemblea. Eppure non viviamo nell’apatia. La domanda di partecipazione politica è molto più elevata di quanto generalmente si pensi. 

Nel deserto della politica non sono mancate ondate di mobilitazione capaci di produrre anche identità e riconoscimento collettivo: la marea femminista di Non Una Di Meno è stata senza dubbio uno dei fenomeni più importanti di questi anni. Più di recente una nuova generazione, anche in Italia, ha conquistato le piazze con Fridays For Future prima e Black Lives Matter poi. 

Sono emerse ondate di mobilitazioni con largo consenso, forte riconoscibilità, facilità di partecipazione individuale sotto un cappello collettivo, che ci devono far interrogare su nuove forme efficaci di organizzazione per coinvolgere sempre più persone tra un picco di mobilitazione e l’altro, per riportare tante e tanti a forme di impegno costante e collettivo. 

Per questo abbiamo scelto di costruire un’associazione aperta e plurale, basata sull’iscrizione e sulla partecipazione individuale, con un forte protagonismo di gruppi tematici intorno ai quali strutturare l’iniziativa collettiva. Fin da subito abbiamo ragionato insieme per far sì che i nostri luoghi siano inclusivi per tutte e tutti, per praticare e garantire una vera parità di genere, che non resti solo sulla carta ma che diventi davvero elemento costitutivo dell’organizzazione e di un modo di fare politica, anche a partire dai diversi ritmi e tempi di vita. Anche per questo abbiamo costituito il gruppo di cura, innovazione dal punto di vista delle prassi organizzative che si occupa di prestare attenzione a tutti questi aspetti ma soprattutto di contattare e coinvolgere i nuovi iscritti e iscritte e rendere l’attivazione all’interno dei vari luoghi dell’associazione semplice e a portata di tutti e tutte.

Al momento sono attivi cinque gruppi tematici. Altri si attiveranno gradualmente in modo da non costituire spazi di partecipazione che non siano realmente operativi e sostenibili per l’organizzazione.

– Lavoro, diritti e welfare

– Scuola, università e ricerca

– Crisi ecologica e modelli alternativi di sviluppo 

– Mutualismo e pratiche solidali 

– Città, reti civiche e rappresentanza nelle istituzioni

C’è da organizzare la resistenza, metro per metro, c’è l’urgenza di inventare e praticare forme di mobilitazioni compatibili con una pandemia da contenere in attesa di poter tornare a frequentare le piazze sempre più spesso e sempre più in tanti; c’è da fare la battaglia delle idee e quella per il pane, c’è da costruire un’alternativa politica all’altezza. 

C’è da attraversare il mare in tempesta,  salpiamo.

 

Questo documento è stato approvato dal voto delle persone iscritte a seguito dell’assemblea generale del 30 giugno 2021.

01

Uno spazio aperto

Chiunque condivida le idee e gli obiettivi di UP può iscriversi e partecipare attivamente

01

Pensiamo insieme

Serve un'idea nuova del mondo, per cambiarlo radicalmente: UP è un cervello collettivo.

02

Percorsi di formazione

Condividiamo conoscenza, studiamo insieme il mondo in cui viviamo e progettiamo soluzioni per cambiarlo.

02

Campagne e mobilitazioni

Mobilitiamoci online e nelle piazze, facciamo pressione sui decisori politici, otteniamo cambiamenti concreti. Insieme.

03

Rete nelle istituzioni

Mettiamo in rete consiglieri e amministratori locali, esperienze civiche e politiche sui territori, condividiamo buone pratiche e idee.

03

Mutualismo: organizziamoci

Coordiniamo le attività di mutualismo e solidarietà attiva in tutta Italia